La prostituzione in Thailandia storia e legge

La Thailandia e’ bella e varia ma oggi affrontiamo un argomento scottante:
La prostituzione in Thailandia: questa e’ la prima parte

Tutti quelli che sono stati in Thailandia e non solo ne conoscono le belle spiagge, i templi, le cascate, i mercati galleggianti, lo shopping a prezzi stracciati, la seta ma sicuramente molti conoscono anche il lato nero di questo paese il mercato del sesso, della prostituzione. E’ quasi impossibile non sbattervi contro, magari si puo’ riuscire ad evitare Patpong a Bangkok ma cosa succede quando arrivate a Pattaya, a Phuket, Ko Samui? Questa e’ la parte scura della Thailandia quella che anche se non piace e’ difficile da evitare. Ma perche’ tutto questo mercato del sesso in Thailandia?

La storia e la legge.

In Thailandia la prima volta che si sente parlare di prostituzione in note storiche e’ sotto il regno di re Rama I. C’era una tassa sulle prostitute e sui bordelli chiamata “tassa per la strada”. Quando Rama V abolì la schiavitù, alcune schiave furono consegnate a uomini proprietari di bordelli. La prostituzione fu legalizzata nel 1934 da Rama V. Egli espresse la sua preoccupazione per le prostitute che lavoravano con uomini come loro supervisori. La situazione era incline alle violenze e alle minacce e il pericolo di diffusione di malattie veneree era grande. A causa di questi pericoli, Rama V ordino’ che le prostitute fossero registrate in modo da poter ricevere cure mediche regolari.

C’e’ inoltre da dire che in questo paese, come in altri paesi del Sudest asiatico esiste un’antica e continua tradizione di testi legali generalmente conosciuta come letteratura Dhammasattha. Questi testi Dhammasattha sono storicamente legati alla letteratura brahmanico Dharmasastra, anche se sono molto significativamente influenzati dalla locale tradizione buddhista pali e dalla letteratura buddhista Theravada del Sud-Est asiatico. In questi testi la prostituzione e’ variamente definita ma sempre fortemente condannata. Sebbene questi testi giuridici arrivarono a una fine agli inizi del XX secolo e’ evidente che dopo esser durati secoli una qualche influenza l’abbiano avuta e continuino ad averla sia dal punto di vista legale che morale.

Il nascere di un mercato della prostituzione per stranieri in Thailandia si fa risalire alla presenza americana nel Vietnam cominciando dal 1957, anno dell’inizio della guerra. C’erano allora in Thailandia circa 20,000 prostitute, nel 1964 gli Stati Uniti stabilirono sette basi nel paese e il numero sali’ vertiginosamente a 400,000. L’intero processo fu un accordo fra i due paesi Nel 1967 la Thailandia acconsenti’ ad offrire servizi di riposo e ricreazione agli americani per il periodo della guerra del Vietnam. Nacque cosi’ quello che fu conosciuto nel mondo occidentale come “un bordello all’americana”. Ma come disse un deputato: “L’America ha bisogno di ragazze, noi abbiamo bisogno di dollari. Perche’ non dovremmo accettare lo scambio? Questa e’ un’inesauribile fonte di dollari per lo stato.” Infatti la guerra del Vietnam fu responsabile per aggiungere qualcosa come 16 milioni di dollari all’anno nell’economia thailandese.

Questa legge di Chulalongkorn rimase in vigore fino al 1960, anno in cui su pressioni delle Nazioni Unite la pratica della prostituzione fu dichiarata illegale in Thailandia.

Con la fine della guerra del Vietnam i soldi che venivano dagli americani dovevano essere rimpiazzati. Lo furono rivolgendosi al turismo internazionale, c’erano gli alberghi, c’erano i luoghi di divertimento e c’erano le meravigliose ragazze orientali, occorreva solo cambiare cliente. Intere citta’ che erano state create per il riposo degli americani, come Pattaya, si dedicarono al turismo internazionale mettendo nella lista per publicizzarsi anche la prostituzione.

Scriveva Jean-Claude Guillerbaud in “Un voyage vers l’Asia“, 1979.
“Non c’e’ bisogno di bighellonare a lungo bastano le bicocche di Klong Toy disseminate lungo le gru del porto, piene di marmocchi affamati e di malviventi; le terrazze di colore acido dell’Oriental Hotel, dove grappoli di turisti arrivati in charter si concedono una fetta di esotismo massaggi e brividi speziati inclusi nel “tutto compreso”; i quartieri cinesi di Yaowarat Road dove si danno convegno trafficanti, killer e onorevoli corrispondenti del grande Lao Su, re dell’eroina, intoccabile patrono delle carovane armate e delle raffinerie clandestine fra i monti di Chiang Mai, le officine pirata nascoste sotto fasulle ragioni sociali, dove sgobbano schiavi tredicenni venduti dalle proprie famiglie. E che altro? Si e’ appena arrivati e gia’ si sguazza nel sesso, nell’assassinio, nell’anarchia, nella corruzione. Una vera e propria caricatura. Questa e’ l’Asia di Lucien Bodard: adescatrice, decadente, puttana, fino alla punta delle unghie dipinte di rosso delle danzatrici di Ramvong, e’ la Shangai di prima di Mao, la Saigon-Cholon dei tempi frollati e delle ammucchiate del “bel mondo”… Un’unica differenza, quest’Asia estrema, velenosa e affascinante, ormai ve la offrono celofanata, disinfettata, preparata appositamente per il consumo di massa dei piccoli europei in vacanza. Tavola da surf e topless a Pattaya Paradise. Qui e’ l’erotismo senza smancerie, senza fioriture, il commercio all’ingrosso, il brivido esotico a prezzi da saldo”.
 
Sicuramente libri come questo ebbero una buona parte nel determinare il cambiamento.

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La legge del 1960 fu in seguito rivista e rafforzata dal Prevention and Suppression of Prostitution Act, B.E. 2539 (1996).

L'”Entertainment Places Act of 1966″ è una delle leggi che regola i moderni centri massaggi, go-go bar, karaoke bar, stabilimenti balneari e strutture simili. Con questa legge tali istituti sono tenuti ad essere autorizzati. La legge non consente espressamente la prostituzione, ma permette che ci siano “fornitori di servizi” e “fornitori di servizi da bagno” differenziati dal personale regolare, non sessuale. Ad esempio, ci sono saloni di massaggio in cui gli uomini si recano a guardare le donne, che siedono separate da una parete di vetro, nota come l'”acquario”, e possono scegliere chi vogliono specificando il numero appuntato sui succinti abiti della donna. La donna richiesta va in una stanza dove dovrebbero fare il bagno e massaggiare il cliente, ma in realtà fanno molto di più. Quindi in pratica i bordelli, li vogliamo chiamare case chiuse?, dove si pratica solo la prostituzione sono vietati ma ristoranti, karaoke, sale da massaggi go-go bar non sono proibiti dalla legge dato che non sono bordelli.

Il Prevention and Suppression of Prostitution Act, B.E. 2539 (1996) (la “Legge prostituzione”), è il quadro legale centrale che vieta la prostituzione. La legge definisce la prostituzione come un qualsiasi atto compiuto per gratificare il desiderio sessuale di un altro in cambio di denaro o altra utilità, ma solo se è fatto “in modo promiscuo”. La legge sulla prostituzione pero’ non definisce che cosa costituisce esattamente un “modo promiscuo”, e l’atto di prostituzione in se e  per se non è piu’ fuorilegge, mentre lo è la sollecitazione, un crimine che è vagamente definito. Quindi una persona che sollecita i servizi di una prostituta è responsabile ai sensi della legge sulla prostituzione, se la sollecitazione è fatto “apertamente e senza vergogna o provoca fastidio al pubblico”, la pena comunque è una multa fino a 1.000 baht (1 euro 42/43 baht).

Nell’agosto del 1997, la Camera dei Rappresentanti ha approvato un disegno di legge, Prostitution Prevention and Suppression Act of 1997, per vietare il riciclaggio del denaro sporco ottenuto dalla prostituzione e dal traffico di droga. Questa legge permette alle autorità di congelare i beni di persone che si presume siano coinvolte in questi traffici. Ai proprietari dei beni congelati viene richiesto di provare che questi sono stati guadagnati legalmente. L’applicazione di questa legge, che contiene altre norme, ha fatto si che molte persone che si prostituivano cambiassero lavoro  dai bordelli ai ristoranti e alle birrerie. Questo cambiamento li mette fuori della portata degli operatori sanitari, e ostacola gli sforzi per controllare le malattie sessualmente trasmesse da persone che si prostituiscono nel mainstream dei locali a luci rosse.

Nel 2003, il Ministero di giustizia ha preso in considerazione l’idea di legalizzare la prostituzione come un lavoro ufficiale pensando che ne sarebbero derivati benefici per la salute e il reddito imponibile e ha tenuto un publico dibattito sul tema. Legalizzazione e regolamentazione sono state proposte come un mezzo per aumentare le entrate, ridurre la corruzione e migliorare la situazione dei lavoratori. Tuttavia, l’idea non ha avuto seguito.

Con queste norme e’ quindi evidente che la legge da’ al massimo il diritto alle autorita’ di detenere le sospette vittime del traffico ma non i sospetti trafficanti. e sono invece questi trafficanti che hanno fatto di citta’ come Pattaya una multi-miliardaria multinazionale del sesso con collegamenti al traffico di droga, riciclaggio di denaro sporco e una espansione del traffico delle donne che arriva oltre frontiera. Un business che produce ogni anno un ammontare pari al 50%-60% del budget del governo thailandese risultando quindi piu’ lucrativo del traffico della droga. Una stima pubblicata negli Stati Uniti nel 2003, pone le entrate derivanti da questo commercio a  4.3 miliardi di dollari all’anno, ovvero circa il tre per cento dell’economia thailandese.

Si puo’ chiudere questa prima parte facendoci una domanda: perche’ se altri paesi asiatici offrono lusinghe sessuali, cosi’ tanti uomini vengono in Thailandia? I motivi sono vari e molto probabilmente sono gli stessi che spingono anche donne a venire da queste parti: il costo della vita e’ basso, il tasso di cambio nonostante tutto e’ favorevole, la gente e’ cordiale, e la natura fa tutto il possibile per fare la sua parte. Se la Thailandia è ancora il paese più visitato nel Sudest asiatico, non è certo solo a causa del suo livello di prostituzione. Ogni anno, più di otto milioni di stranieri visitano la Thailandia, e vengono, perché sono interessati alla sua storia, alla sua cultura, alla sua bellezza straordinaria.

 

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